E’ la primaria che traccia il premier

La proposta che era stata avanzata sul  Foglio da Stefano Ceccanti, Salvatore Vassallo e Giorgio Tonini di convocare primarie del Partito democratico nell’imminenza delle elezioni del 2013 per consolidare la candidatura prescelta con una forte indicazione popolare, è stata apprezzata dall’Unità. Che aggiunge una postilla tutt’altro che marginale: bisogna “celebrare le primarie del Pd prima del voto del 2013 e dire ai propri alleati che il premier che emergerà dal voto, come in tutti i paesi del mondo, sarà banalmente il leader del partito più votato”.
24 SET 11
Ultimo aggiornamento: 16:37 | 19 AGO 20
Immagine di E’ la primaria che traccia il premier
Sarà banale, ma in realtà per la sinistra italiana sarebbe una novità, la stessa che cercò di introdurre Walter Veltroni, che però non ottenne un consenso sufficiente nell’elettorato. In effetti il concetto stesso di primarie si applica normalmente ai partiti, non alle coalizioni. La loro funzione non è quella di stabilire i rapporti di forza tra i partiti alleati, che vengono determinati dal voto vero e proprio, ma di permettere all’interno dei partiti un ricambio (o una conferma) sulla base del responso dei partecipanti alle primarie e non solo per effetto delle alchimie di vertice. Naturalmente si può contrapporre a questo ragionamento l’obiezione che il sistema elettorale italiano, che prevede l’indicazione dello stesso candidato da parte di tutti gli alleati di una coalizione, spinge invece nell’altra direzione. Comunque è apprezzabile che nel Partito democratico sia aperta la discussione sulle forme di selezione delle candidature, sul carattere delle alleanze, sul rilancio della “vocazione maggioritaria” che appariva piuttosto ammaccata, specialmente dopo le municipali di Milano e di Napoli.
Il tema di un meccanismo di selezione delle leadership che coinvolga la parte più attiva dell’elettorato è cruciale in una fase in cui si lamenta il distacco tra l’opinione popolare e le classi dirigenti politiche. Sarebbe il caso che anche nel centrodestra e in particolare nel partito di raccolta dei moderati, il Pdl, questi problemi fossero affrontati in modo sistematico e aperto, invece di restare confinati in qualche accenno ipotetico. Non è solo al candidato democratico che serve una verifica popolare prima di sfidare l’avversario alle elezioni. Al contrario, in questa fase è il Pdl che soffre di un più evidente problema di scollamento dalla base elettorale, ed è da struzzi non porsi il problema di come superarlo.